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Ho intercettato un’occasione veramente ghiotta per la telecamera! Mi sono trovata casualmente (ahahahaha! Bugggia! Ero stata invitata a pranzo.. Ehm..) a casa della mia amica Katia mentre con Giovanna e la mitica signora Raffaella, si prendevano decisioni importantissime per il pomeriggio successivo, riguardo una vagonata di carciofini da preparare per la conservazione sott’olio. E quindi, armata fino ai denti, mi sono catapultata. Il risultato? Innanzitutto un pomeriggio passato con delle Donne adorabili, e la “D” maiuscola è d’obbligo. Chapeau alla signora Raffaella, mamma di Giovanna, per la sua energia incredibile, per il suo entusiasmo, per averci raccontato parti della sua vita intense e commoventi, per la sua grandissima esperienza di cucina che spero di poter condividere in altre occasioni. E standing ovation per Giovanna e Katia, con la loro preziosissima energia e simpatia.
Ma ora passo la linea ai carciofi:
Erano con noi:
180 carciofi piccolipiccoli
3 chili di limoni
acqua
2 litri di vino bianco
2 litri di aceto di vino bianco
un pugno di sale grosso
Olio e.v.o.
IMMANCABILI peperoncini calabresi freschi (a casa di Katia, il cui marito Antonio è calabrese, senza peperoncino calabrese nun se po’ sta’!)
Pulite accuratamente i carciofi, cioè, togliete la foglie più dure, i gambi, e tagliate la sommità. Strofinateli, uno alla volta, con mezzo limone.
Poi metteteli, interi, in una coppa con acqua e limoni tagliati a metà e spremuti .
I limoni servono per far sì che i carciofi non diventino scuri, cosa che succede, una volta puliti, in men che non si dica.
Mettete i 2 litri d’aceto e i 2 litri di vino in una pentola, con un pugno scarso di sale grosso, portate ad ebollizione. Scolate i carciofi nella coppa e versateli in pentola. Attendete che il liquido con i carciofi torni a bollire, aspettate giusto 2 o 3 minuti, scolate per bene i carciofi in uno scolapasta.
Sistemate i carciofi su un panno asciutto, coprterli e aspettate 24 ore.
Riempite vasi di vetro con i carciofi, aggiungete l’olio fino a colmare i vasi. Aromatizzateli come si preferisce, intervallando i carciofini, mentre li mettete nei vasi, ad esempio con:
aglio e prezzemolo, c’è chi invece preferisce le foglie di alloro (a me con l’alloro piacciono da morire), e c’è che non resiste al “piccantino” del peperoncino fresco calabrese, come Katia! :-), c’è chi , come la signora Raffaella, li prepara solo con l’olio, semplici ma efficacissimi!
Un consiglio: forse nel giro di 48 ore è necessario rabboccare un poco l’olio, quindi non avvitate definitivamente il coperchio dei vasi, e se vedete che il livello dell’olio scende, aggiungetene!
Dopo un mesetto saranno pronti per essere gustati ma se non resistete basteranno 2 settimane.
Ma il video è moolto più immediato di tutto ciò che ho scritto, quindi..
Buona visione!
Oggi ho conosciuto la sporchia!
Mi trovavo casualmente (ahahahaha!) davanti al mio caseificio preferito, in quel di Noicattaro, e ho visto la sporchia! Davanti al caseificio stazionava un 3 ruote con un meraviglioso carico di carciofi e fave. Il 3 ruote era di proprietà di 2 fantastici vecchietti, marito e moglie, che avevano raccolto dal loro campo carciofi, fave e sporchia, e li vendevano senza troppi complimenti, non a chili, non a grammi, bensì a buste. Mi sono avvicinata e ho puntato col dito inquisitorio una cassetta di sporchia che spiccava in un senso esotico in mezzo ai carciofi, chiedendo alla vecchietta: “buongiorno signora, mi scusi, cos’è??” E..Dramma! La vecchietta parlava un antico idioma a me quasi completamente ignoto, come spesso mi succede quando ho a che fare con gli abitanti dell’hinterland nojano. Ma stavolta giuro, ho capito subito che avrei avuto le più serie difficoltà di comprensione! La vecchietta, bellissima contadina col viso divorato dal sole e dal campo, ha prontamente risposto: “chess iau a spcch!” “Beh… emmò che si fa?” ho pensato io. E ci ho riporovato, tentando di apparire meno lingusticamente ostile, esprimendomi esattamente così: “scusa signò, non sò capit! Ripeti!”, Al mio “ripeti!” è intervenuto il vecchietto che, giuro, era davvero più incomprensibile della vecchietta e ha ribadito il concetto: “iaaau spchhh!!!” Allora ho iniziato a fare una sorta di spelling, rivolgendomi esclusivamente alla vecchietta che avevo istantaneamente nominato mia interprete e traduttrice: ” la… Spicch, specch, spucch…??”E la vecchietta, con un sorriso pietoso: “none, signò, vid ca chess iau a spcch: a s-p-o-c-c-h-i-a!” Io: “la spocchia?” Lei: “eh, see signò, a spocchia!” Io non so perchè, ma questa è proprio la situazione in cui adoro trovarmi: una vecchietta che parla un idioma antico, un carruccio carico di carciofi fave e sporchia (in questo momento del racconto ancora “spocchia”), e altre domande da fare alla vecchietta. “Ok” ho pensato,” ora devo sapere tutto su sta “spocchia”, quindi coraggio e “recchie appizzate”!
Il dialogo tra sordi continua…
Io: ” signò, ma iè bbun sta spocch? (signora, ma questa spocchia è buona?)“
La vecchietta: ” c’ià buain? Ià buain buain! (se è buona? E’ buona buona !) “
Io: “e com la cucin? (vabbè, questa si capisce..)“
La vecchietta: ” la da faje com l’nzalat (la devi preparare in insalata), me la da bollaje jend all’acgu’ (ma la devi bollire nell’acqua) co u sail (col sale)“….
Ero entrata nel vivo dell’idioma e mi sentivo anche idiota.. Ora dovevo sapere dove si trovava sta “spocchia”, quando e perchè cresceva, quindi: “Signò, ma vu tnit u camb vostr? ( rivolta anche al vecchietto per mia fortuna zittito: signora, ma voi avete il campo vostro?)“
La vecchietta, fiera: “sine, tnim a camp vers a Maul (sì, abbiamo il campo verso Mola di Bari)..
E poi ha continuato a dare informazioni sulla “spocchia”, di sua spontanea volontà: “a spcch ste in mezz i fav e quann ste, a fav nonn a chiù bbon, no s pot arracoggh chiau. (quindi: la “spocchia” è una pianta infestante, cresce tra le fave e quando c’è, le fave non sono più buone, inutile raccoglierle), po a pot faj pur com a la carciof fritt: a buain! Me nipot a ved com a mang! (la puoi cuocere anche come i carciofi fritti, è buona! Devi vedere come se la mangia mia nipote!)
Poi mi ha mostrato come pulirla, ha riempito una busta con una vagonata di “spocchia” e mi ha detto, in perfetto italiano: “2 euro”. Io ho detto: “aspè signò! Prendo anche i carciofi e le fave!” E il vecchietto, assopito fino a quel momento, mi ha rivolto la parola brandendo un carciofo, e non so proprio cosa abbia detto…
Comunque: pulire la sporchia spezzando i gambi e lasciando solo le sommità, lessarla in acqua bollente con sale per circa 20 minuti, scolarla per bene, condire con olio e.v.o. , aglio fresco e menta altrettanto fresca. Che fatica! Buon appetito!
Stamattina sono passata da Mammà per un caffè e, cosa assai rara visto l’orario, l’ho beccata indaffarata ai fornelli. Preparava carciofi ripieni, e io non ho resistito.. Una ricettina squisita, semplice e veloce, anzi, per lei velocissima visto che la mia mamma usa spesso e volentieri quella che io definisco la FAMIGERATA pentola a pressione, per me oggetto di terrore e panico che rappresenta, più che una pentola, una vera e propria bomba pronta all’esplosione in qualsiasi istante, infatti non l’ho mai usata e mai la userò. Lo ssso, è utilissima, ma.. Mi terrorizza, non posso farci nulla! :-)
Però i carciofi sono pronti in 10 minuti, c’è da dire…
Carciofi ripieni di Mammà:
ingredienti per 2 persone (a casa di Mammà. Diversamente direi per 4 persone..)
6 carciofi
2 uova
un pugno di pecorino grattugiato
sale
3 fette di pane
olio e.v.o.
1 spicchio d’aglio
procedimento:
Pulite i carciofi, metteteli in acqua acidulata con succo di mezzo limone.
Togliete la crosta dalle 3 fette di pane e ammolate la mollica in acqua, strizzatela per bene.Unite la mollica alle 2 uova che avrete sbattuto con un pizzico di sale, il pecorino grattugiato e un filo d’olio.
Aprite i carciofi come delle “rose”, metteteli capovolti per scolare l’acqua e se neccessario asciugateli con la carta assorbente.
Riempite i carciofi col ripieno.
Mettete i carciofi nella FAMIGERATA pentola a pressione, con un mestolo d’acqua, un filo d’olio e 1 spicchio d’aglio (aggiungete un filo d’olio anche sui carciofi)
Eccola! In tutto il suo fascino sinistro: la FAMIGERATA pentola a pressione di Mammà, in servizio da ben 47 anni!
Ed ecco infine i carciofi, cotti e pronti dopo 10 minuti nella pentola horror.
Se avete ancora tempo, visto che i 10 minuti passano subito, potete dare una spolverata di pangrattato sui carciofi e quindi passarli per qualche istante in forno per una leggera crosticina.. Se no, già così sono ottimi. Buon appetito!
P.s.
Se c’è qualche pentola horror fobica/o in giro: rassegnatevi come me a circa 30 minuti di cottura tradizionale..
E se considerate il carciofo una specie di oggetto alieno, abbiamo anche un video dove Nicoletta insegna a pulire i carciofi. Il video è in inglese BUT… Basta dare un’occhiata!
http://cimedirapa.wordpress.com/2011/05/16/video-how-to-clean-small-artichokes/
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L’Architetto in questione è il carissimo amico Claudio Varone che avete già visto in azione nel video sui panzerotti.
Questa volta ci prepara le pappardelle fatte in casa (da lui, ah signora mia, gli uomini che Cucinano con la C maiuscola!) in una maniera classica che più classica non si può: alla pizzaiola.
Pochi ingredienti e buoni per un piatto meraviglioso, magari da fare proprio oggi che è Pasquetta con quello che c’è in casa. Ovviamente vanno bene anche le pappardelle o le tagliatelle “compre”. I pomodorini sono il segreto della riuscita (o del rovinoso fallimento) di questo piatto: sceglieteli buoni, maturi e saporiti.
Pappardelle alla pizzaiola dell’Architetto
250 gr pomodori ciliegini
2 spicchi d’aglio tritati fini
due manciate di pangrattato, anche negli interstizi tra i pomodori
tanto olio e.v.o.
una manciata abbondante di origano secco
sale
pepe nero
Scaldare il forno a 180°C.
Stendere i pomodorini tagliati a metà (con la parte tagliata rivolta verso l’alto) su una teglia coperta di carta da forno.
Irrorarli bene d’olio e coprirli con un miscuglio di aglio tritato, pangrattato, sale, pepe e origano.
Farli cuocere in forno finché si forma una crosticina bella croccante e abbrustolita e i pomodori sono leggermente caramellati.
Nel frattempo cuocere al dente le pappardelle in acqua salata e scolarle.
Saltarle un minuto in una padella con olio e.v.o. e i pomodori al forno.
Servire immediatamente.
ENGLISH
The Architect I’m talking about is my great friend Claudio Varone whom you’ve already seen in action in the panzerotti video.
This time he prepares home-made pappardelle pasta (made by himself, Goddess bless men who can cook!) in a super classic way: alla pizzaiola.
A few good ingredients for a wonderful dish, perfect for tonight’s dinner with what you have in your pantry. Of course you can also use ready-made pappardelle or tagliatelle.
The cherry tomatoes make this recipe or break it: choose them good, ripe and tasty.
Pappardelle alla pizzaiola dell’Architetto
250 gr cherry tomatoes
2 cloves of garlic, finely chopped
two handfuls of breadcrumbs, also in between the tomatoes
lots of e.v. olive oil
a handful of dried oregano
salt
black pepper
Pre-heat the oven at 180°C.
Lay the tomatoes, cut in half with the cut side up, in an oven dish covered with baking parchment.
Sprinkle them abundantly with olive oil and cover them with a mixture of chopped garlic, bread crumbs, salt, pepper and oregano.
Bake in the oven until you obtain a nice crunchy crust and the tomatoes are lightly caramelized.
In the meantime, cook the pasta al dente in salted boiling water and drain.
Sautee the pappardelle for about 1 minute in a frying pan with some more e.v. olive oil and the baked tomatoes.
Serve immediately.
Appartengo ad una famiglia grande e tanto bella. Ho passato la mia infanzia con zie, zii, cugini e cugine e nonne , avendo perso i nonni troppo presto, purtroppo. Adoro tutti loro, sia di parte paterna che di parte materna. Il collante di questa grande famiglia sono state le nonne. La mia nonna materna, la bellissima Palma che troppo presto è andata via, mi ha lasciato il ricordo dei suoi occhi che si illuminavano quando mi chiamava “la rosa rossa della nonna”… Dolcissima e combattiva, barese purosangue, l’unica dei miei 4 nonni ad esserlo, arresa ad un’ingiusta malattia che per troppo tempo la tormentò… Poi c’era nonna Emma, la mamma di mio padre, romagnola doc, il collante che ha tenuto uniti un sacco di cugini. Emma (di cui mia sorella porta il fiero nome), è stata una grandissima cuoca, ha vissuto gli ultimi anni della sua vita abitando al piano sotto il nostro, nello stesso palazzo. Quando nostra nonna cucinava il profumo dei suoi squisiti piatti arrivava fino al piano terra, e non scherzo! Ci ha lasciato ricordi meravigliosi, indelebili, e sicuramente una grande passione, credo a tutti noi cugini, per la buona, buonissima tavola. Sfornava meravigliose teglie per tutti, e ci telefonava per il “ritiro”della teglia assegnata anche se a noi che abitavamo al piano di sopra bastava un’annusatina nelle vicinanze della nostra porta d’ingresso per capire che c’era una teglia in arrivo.. :-)
Per esempio.. In foto: lasagna da ricetta originale di nonna Emma eseguita da sua nipote Emma
Il tutto introduce credo abbastanza bene la materia dell’articolo, che avviso essere rigorosamente riservata a chi capisce il nostro slang! :-)
A parte la passione per la gastronomia di mio cugino Francesco Carlucci, che ho già raccontato in questo blog con un filmato per il suo locale: Intrattieno, voglio rendere un omaggio (Nicola spero che ne seguano altri, eh!) al nostro talentuoso cugino
Nicola Pintucci, che ha prodotto il primo di una serie di video dove sforna roba da leccarsi i baffi. In questo video, il mitico Colino, che si presenta come “Ronaldinho della cucina” (con tanto di maglia!) prepara il classico dei classici della cucina barese, ovvero la tiella di patate riso e cozze, secondo la ricetta della sua nonna paterna Teresa, mentre Emma per lui era la nonna materna. E spiega benissimo il tutto, step by step, rigorosamente in dialetto barese. :-)
Quindi il video è il lingua originale, non ci sono sottotitoli. Buona visione a chi capisce e gradisce e..
W I CUGINI!
Ho fatto un’improvvisata a quello che per me è un vero “mai più senza” qui a Bari! Passando “per caso” armata di telecamera, sono entrata nel pastificio Àncora in via Giulio Petroni 53/b per chiedere un appuntamento per delle riprese.. E la telecamera cosa c’entra per chiedere l’appuntamento? C’entra, c’entra… Non si sono fatti cogliere impreparati! Il titolare, Marco, non ha avuto nessun problema ad accogliermi nel laboratorio seduta stante, e quindi armata come sempre, mi sono trovata catapultata nel paradiso della pasta fresca con la mia fida telecamera. Ho avuto modo di filmare la produzione del laboratorio in tempo reale, per la delizia dei miei e dei vostri occhi. La produzione del pastificio è ampissima e sfida qualunque tipo di richiesta. Potete trovare i nostri formati tipici e quelli di altre zone italiane, e le paste ripiene.. Una vastissima scelta, un catalogo invidiabile che vi consiglio di chiedere, per consultarlo comodamente a casa, dove potrete scegliere tra un’infinità di prodotti i cui ingredienti sono di primissima qualità. Poi vi basta una telefonata e Marco con i suoi collaboratori si mettono all’opera per, ad esempio: agnolotti al nero di seppia ripieni di scampi, o cernia, oppure spaghettoni impastati con le cime di rapa, tortelloni, crêpes… Pasta eseguita minuziosamente a mano o prodotta con l’ausilio di moderni macchinari, comunque c’è da svenire per l’acquolina. Garantisco io, che uso e.. abuso? :-)
Ed ora, prima la sacrosanta galleria fotografica e poi 2 video: uno sulla produzione e l’altro sulla “trasformazione”!
Buona visione!
Un paio di baby ricciole posso fare al caso nostro per sfamare 4 persone.
Dunque, innanzitutto io direi che laddove non si è potuto seguire il minicorso accelerato di Nicola Cinquepalmi su come si sfiletta il pesce, allora conviene farlo sfilettare in pescheria. In questo modo avrete 4 tranci netti. Fatevi consegnare teste e code per il brodetto.
Quindi nel brodetto, oltre teste e code, vanno: carote, patate, sedano, cipolla, pomodori, un goccio d’olio evo e un pizzico di sale. Le carote e le patate profumate di brodetto di ricciola le userete per il completamento del piatto. Versate in una teglia da forno un paio di mestoli di brodetto, unite i tranci di ricciola e cospargeterli con qualche tocchetto di sedano, qualche pezzetto di pomodorino, erba cipollina, un filo d’olio evo, un po’ di sale, pepe nero a volontà.
Infornate (200 °) fino a quando la carne dei tranci risulterà tenera e cotta uniformemente, ci vorranno all’incirca 20 min. Non andate oltre nella cottura perchè rischiate di “seccare i tranci”, regolatevi dando un’occhiata alla cottura aiutandovi magari con una forchetta. Nel frattempo ho preparato un po’ del mio “solito” couscous, che mi piace molto, usando al posto dell’acqua il brodetto per profumarlo, un filo d’olio evo e un pizzico di sale. Poi ho preparato anche qualche pezzetto di peperone, l’ho fritto. Se vi piace l’accostamento, ci vuole davvero qualche minuto per couscous e peperone!
Sono adatti i peperoni verdi che di solito si friggono, io non li avevo e ne ho usato uno da peperonata, che comunque è risultato molto decorativo. Componete il piatto con patate e carote a pezzetti, profumatele come più vi piace (io ho usato l’abbinamento paprika e ortica), il couscosus con l’aggiunta del peperone, e i tranci di ricciola. Piatto unico davvero tanto saporito!
MOUSSAKA
Ingredienti (dosi per 8 persone)
Kg 1 e 1/2 di melanzane
olio di semi per friggerle, sale
4 patate medie
Salsa besciamella (usate una qualsiasi ricetta per la preparazione, che però preveda come dose mezzo litro di latte e abbondate di noce moscata).
1/2 kg di carne macinata di manzo
3 cipolle
mezza bottiglia di passata di pomodoro
olio e.v.o.
sale
cannella
formaggio grattugiato tipo feta (se non l’avete usate quello che più vi piace)
Preparazione:
Preparate le melanzane: tagliatele a fette, se vi interessa far perdere l’acqua alle melanzane blablabla, cospargetele di sale e schiacciatele con un peso blablabla, dopo un’oretta sciacquate il sale blablabla.. Io MAI fatto: affetto e friggo. Friggetele nell’olio di semi a cui aggiungerete il sale prima di calare le fette di melanzane, olio abbondantissimo, quindi mettetele (questo sì, è un passaggio che non salto) su carta assorbente.
Appassite le cipolle con l’olio e.v.o. in una pentola, dopo averle tritate.
Aggiungete la carne, continuate la cottura, salate e dateci dentro con la cannella, senza paura! Quanta? io 3 cucchiaini!
Ora aggiungete mezza bottiglia di passata di pomodoro e completate la cottura (che profumino, eh?).
Mentre completate la suddetta, preparate la salsa besciamella:
Tutto pronto?
Ok, in teglia: sul fondo le patate, senza olio e senza proprio un bel nulla, solo le patate. Poi uno strato di melanzane, poi lo strato di carne profumatissima, una spolverata di formaggio grattugiato (poco), di nuovo uno strato di melanzane e infine la besciamella con un’altra spolverata di formaggio grattugiato. 20 minuti in forno a 200°.
Ora la galleria fotografica del MOUSSAKA!
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Marina Iacobone (50% di Amula Cucina Creativa di cui l’altro 50% è Lello Romito), è stata FINALMENTE in una delle “meravigliose” cucine baresi delle Cime Di Rapa! Catturata, rinchiusa in cucina, è stata liberata dopo qualche ora dietro pagamento di riscatto consistente in una videoricetta. :-))
Con questo rapimento le Cime hanno guadagnato una squisita crostata di farro con olio e.v.o, arance e frangipane di mandorle , la cui preparazione siamo in grado di mostrare a voi tutti! E con grande dispiacere devo dire che la fetta di crostata l’ho guadagnata solo io perchè la mia socia Cima è tornata in Olanda dopo i nostri recenti successi (ahahahah) televisivi a Telenorba.. Le ultime notizie che ho la riportano con la mano slogata a causa delle migliaia di autografi firmati all’aeroporto di Bari, come me del resto, che non posso fare 2 passi in centro a Bari e ho consumato già 20 penne a sfera! Guarisci presto socia, che ne dovremo firmare altri! :-)))
E torniamo alla nostra crostata, ecco ingredienti e procedimento e infine la gustosissima videoricetta!
Crostata di farro con olio evo arance e frangipane di mandorle.
Ingredienti:
Per la frolla:
330 gr di farina 00 oppure 200 gr di farina integrale bio e 130 di farina di farro
200 gr di farina di riso
scorza di 1 limone bio grattugiata
1 pizzico di sale
250 gr olio evo
50 gr acqua
80 gr di tuorli (4)
200 gr zucchero integrale di canna
Procedimento:
frullare tuorli ed acqua aggiungendo l’olio a filo, quando l’emulsione è ben soda, metterla in frigo. Settacciare le 3 farine, porre al centro della fontania lo zucchero, un pizzico di sale e il limone. Versare l’emulsione, impastarla prima con lo zucchero, incorporare quindi la farina, fare un panetto e porlo in frigo per 30 minuti.
Rilavorare la frolla, e stenderla in una tortiera bucherellando il fondo, poi spennelare con una marmellata (noi abbiamo usato una marmellata di limoni) e stendere il frangipane.
Frangipane di mandorle all’olio d’oliva evo
Ingredienti:
125 gr di farina di mandorle non spellate oppure 125 gr di mandorle da tritare
125 di zucchero intergale di canna
125 gr di burro oppure 104 gr di olio evo e 20 gr di acqua
125 gr di uova (2), 50 gr di farina 00
8 gr di limoncello (o grand marnier)
2,5 gr di scorza d’arancia grattugiata.
Procedimento:
Lavorare la farina di mandorle con lo zucchero, aggiungere l’olio evo a filo con l’acqua e le uova, poi la farina e gli aromi. Lavorare con la frusta elettrica. Riempire la crostata col frangipane e cuocere a 200 gr per 30 min circa.
Far raffreddare la crostata prima di decorarla.
Glassa
Ingredienti:
succo di limone
2 chucchiai di zucchero
2 cucchiai di miele
4 arance
Procedimento:
far ciogliere a fiamma bassa lo zucchero e il miele e passare per pochi minuti le fette d’arancia.
Raffreddare e decorare la crostata con le fette d’arancia e lo sciroppo.
… e per concludere: un servizio fotografico non manca mai! (in foto: Marina soddisfatta immortala la sua “creatura”) :-))
Sarà una preparazione davvero semplice se seguite Marina nella videoricetta!
Buona visione!
Spelt orange tart with extra virgin olive oil and almond flour frangipane
At last we did it! :-) We kidnapped our friend Marina Iacobone and as a ransom for her release we asked the video recipe of a dessert :-)) I’m joking!… As a fact Marina works with Lello Romito, they are both chef and they have a cooking company: Amula Creative Cooking. We appreciate so much their work, and we thank them for this veryveryvery nice spelt orange tart with extra virgin olive oil and almond flour frangipane.
Ok, so you get the recipe and the video, and if you follow Marina step by step it will be so easy for you to prepare this delicious tart!
Enjoy!
Spelt orange tart with extra virgin olive oil, oranges and almond flour frangipane
Pastry:
330 grs 00 flour or 200 grs organic wholemeal flour and 130 grs spelt flour
200 grs organic rice flour
Grated peel of 1 organic lemon
250 grs extra virgin olive oil
50 gr water
80 gr egg yolks (about 4)
200 gr mascobado sugar
Whisk egg yolks and water and drizzle the oil little by little until completely emulsified.Place in the fridge to set. Sift all the flour and add in the middle the sugar salt lemon skin and add the emulsion. Work it in the sugar first and then gradually incorporate all the flour.
Make a flat shape and refrigerate 30 mins.
Almond frangipane with extra virgin olive oil:
125 grs almond flour or unpeeled darl almonds
125 mascobado sugar
125 gr butter or 104 grs extra virgin olive oil
20 grs water
125 grs eggs (about 2)
50 grs 00 flour, 8 grs
limoncello (homemade lemon liqueur, or grand marnier)
2,5 gr grated orange zest
Work with an electric whisk the almond flour together with the sugar and add the olive oil and water, then the eggs little by little. And then the rest of the ingredients.
Work the dough to a pliable consistency and line a tart tin. Prick the bottom with a fork and brush some lemon jam at the bottom and sides. Fill the lined tin with frangipane and bake at 200°C for 30 mins or until golden. Leave the cake to cool.
Sauce:
Peel 4 oranges and slice them thinly.
In the meantime melt a couple of tablespoon of honey with some sugar ad lib and lemon juice and place the slices in the pan to slowly let them stew in the sauce.
When cool decorate the cake and brush the sauce onto it
And here it is, the video recipe!
Scroll down for English version
Noi Cime sentiamo davvero tanto il problema che molte persone hanno dopo le festività natalizie.. Aver messo su un paio di chiletti di troppo è normale, con tutti i pranzi e cene ai quali quasi nessuno sfugge tra il 24 dicembre e il 1 gennaio, come minimo! E allora che si fa? Bisogna cercare di rientrare nel peso forma il più presto possibile, no? E va bene, vi mostriamo come si fa… Avendo anche noi accumulato ciccia, la smaltiamo così: fatichiamo e sudiamo (come in palestra!) per produrre delle squisite panelle, che poi friggiamo e magnamo senza battere ciglio.
Il video vi mostra come è semplice, il risultato è garantito!
Procuratevi la farina di ceci, del prezzemolo, acqua, sale, pepe, olio di semi di girasole per friggere, limone, seguite le istruzioni in video e muovete le ganasce! Aahahah!
Buona visione!
How to make panelle
Chick pea flour, parsley, water.. Those are the main ingredients for panelle!
Panelle are traditional Sicilian fritters, kind of street food from Palermo, where people use to eat them with bread, just like a sandwich. They are so good even as appetizers, served with a glass of white wine (a Sicilian one, of course!). In our video we show how to make them step by step. Enjoy it!
Ingredients:
about 35 lbs chick pea flour
13,60 oz water
some parsley
salt
black pepper
some drops of lemon juice
sunflower oil for fry
Chop the parsley, only the leaves, then boil the water in a pan, add a teaspoon of salt, and then the flour, little by little, while mixing for about 20 minutes. Remove the mixture from the flame, add the chopped parsley and black pepper and mix well. Pour some oil with kitchen paper on a marble surface or in an oven dish, then spread the mixture, not too thin, to let it cool off. When the mixture is cool you can cut into squares or diamonds or triangles.. As you prefere. Fry them and serve hot with some drops of lemon juice.
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